PREGHIERA del SALMO 130

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SALMO 130 

[1] Canto delle salite.
Dal profondo a te grido, o Signore;
[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
[4] Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
[5] Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
[6] L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle l’aurora,
[7] Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Preghiera del Salmo 130

Signore da queste profondità, io, misero, cerco di amarti. Cerco di vedere Te Dio, mio liberatore. Ascolta il mio sospiro Signore. Ascoltalo! So che tu lo ascolti. Perché le tue orecchie sono sempre attente. Ascolta anche le cose minime che io ho e che nemmeno so di avere. Prova Signore a prenderle.

Ti prego Signore, non considerare tutto quello che combino, tutto quello che sono. Altrimenti Signore non potrò mai starti davanti. Ma so che solo tu Signore, solo tu mi puoi perdonare.

E così, una volta perdonato, potrò arrivare al tuo fianco, il più possibile vicino a te.

A te che io desidero, che io amo. Spero Signore di arrivare sempre di più dove tu mi vuoi.

Ti attendo, ti desidero, enormemente. Non solo con la mia anima, ma con tutto me stesso.

Fa sì che le tue parole possano essere sempre di più fonte della mia vita, giorno dopo giorno. In modo che io mi possa rivolgere sempre di più a te, con questa ansia, con questo desiderio d’amore che è molto di più di quello delle sentinelle. Molto di più di quello che, normalmente, è qualcosa di umano.

Ma come è per me Signore, fa che tutto questo lo sia anche per tutti i miei fratelli. Tutti quelli che sono attorno a me, nella mia comunità, ma anche quelli che sono in tutta la Chiesa Signore.

Perché tu sei amore, e perché solo tu Signore ci hai redento, solo tu ci hai salvato e ci hai salvato in una maniera grandissima, traboccante. È solo questa la cosa che serve per noi, la salvezza che tu ci hai portato

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2021

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“Ecco, noi saliamo a Gerusalemme…” (Mt 20,18). Quaresima: tempo per rinnovare fede, speranza e carità.

Cari fratelli e sorelle,

annunciando ai suoi discepoli la sua passione, morte e risurrezione, a compimento della volontà del Padre, Gesù svela loro il senso profondo della sua missione e li chiama ad associarsi ad essa, per la salvezza del mondo.

Nel percorrere il cammino quaresimale, che ci conduce verso le celebrazioni pasquali, ricordiamo Colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). In questo tempo di conversione rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’“acqua viva” della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo. Nella notte di Pasqua rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, per rinascere uomini e donne nuovi, grazie all’opera dello Spirito Santo. Ma già l’itinerario della Quaresima, come l’intero cammino cristiano, sta tutto sotto la luce della Risurrezione, che anima i sentimenti, gli atteggiamenti e le scelte di chi vuole seguire Cristo.

Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa.

1. La fede ci chiama ad accogliere la Verità e a diventarne testimoni, davanti a Dio e davanti a tutti i nostri fratelli e sorelle.

In questo tempo di Quaresima, accogliere e vivere la Verità manifestatasi in Cristo significa prima di tutto lasciarci raggiungere dalla Parola di Dio, che ci viene trasmessa, di generazione in generazione, dalla Chiesa. Questa Verità non è una costruzione dell’intelletto, riservata a poche menti elette, superiori o distinte, ma è un messaggio che riceviamo e possiamo comprendere grazie all’intelligenza del cuore, aperto alla grandezza di Dio che ci ama prima che noi stessi ne prendiamo coscienza. Questa Verità è Cristo stesso, che assumendo fino in fondo la nostra umanità si è fatto Via – esigente ma aperta a tutti – che conduce alla pienezza della Vita.

Il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso. Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo in quanto, come insegna San Tommaso d’Aquino, l’amore è un movimento che pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi (cfr Enc. Fratelli tutti, 93).

La Quaresima è un tempo per credere, ovvero per ricevere Dio nella nostra vita e consentirgli di “prendere dimora” presso di noi (cfr Gv 14,23). Digiunare vuol dire liberare la nostra esistenza da quanto la ingombra, anche dalla saturazione di informazioni – vere o false – e prodotti di consumo, per aprire le porte del nostro cuore a Colui che viene a noi povero di tutto, ma «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14): il Figlio del Dio Salvatore.

2. La speranza come “acqua viva” che ci consente di continuare il nostro cammino

La samaritana, alla quale Gesù chiede da bere presso il pozzo, non comprende quando Lui le dice che potrebbe offrirle un’“acqua viva” (Gv 4,10). All’inizio lei pensa naturalmente all’acqua materiale, Gesù invece intende lo Spirito Santo, quello che Lui darà in abbondanza nel Mistero pasquale e che infonde in noi la speranza che non delude. Già nell’annunciare la sua passione e morte Gesù annuncia la speranza, quando dice: «e il terzo giorno risorgerà» (Mt 20,19). Gesù ci parla del futuro spalancato dalla misericordia del Padre. Sperare con Lui e grazie a Lui vuol dire credere che la storia non si chiude sui nostri errori, sulle nostre violenze e ingiustizie e sul peccato che crocifigge l’Amore. Significa attingere dal suo Cuore aperto il perdono del Padre.

Nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo e in cui tutto sembra fragile e incerto, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione. Il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata (cfr Enc. Laudato si’, 32-33.43-44). È speranza nella riconciliazione, alla quale ci esorta con passione San Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Ricevendo il perdono, nel Sacramento che è al cuore del nostro processo di conversione, diventiamo a nostra volta diffusori del perdono: avendolo noi stessi ricevuto, possiamo offrirlo attraverso la capacità di vivere un dialogo premuroso e adottando un comportamento che conforta chi è ferito. Il perdono di Dio, anche attraverso le nostre parole e i nostri gesti, permette di vivere una Pasqua di fraternità.

Nella Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano» (Enc. Fratelli tutti [FT], 223). A volte, per dare speranza, basta essere «una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza» (ibid., 224).

Nel raccoglimento e nella preghiera silenziosa, la speranza ci viene donata come ispirazione e luce interiore, che illumina sfide e scelte della nostra missione: ecco perché è fondamentale raccogliersi per pregare (cfr Mt 6,6) e incontrare, nel segreto, il Padre della tenerezza.

Vivere una Quaresima con speranza vuol dire sentire di essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr Ap 21,1-6). Significa ricevere la speranza di Cristo che dà la sua vita sulla croce e che Dio risuscita il terzo giorno, «pronti sempre a rispondere a chiunque [ci] domandi ragione della speranza che è in [noi]» (1Pt 3,15).

3. La carità, vissuta sulle orme di Cristo, nell’attenzione e nella compassione verso ciascuno, è la più alta espressione della nostra fede e della nostra speranza.

La carità si rallegra nel veder crescere l’altro. Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno… La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione.

«A partire dall’amore sociale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti» (FT, 183).

La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia (cfr 1 Re 17,7-16); e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla (cfr Mc 6,30-44). Così avviene per la nostra elemosina, piccola o grande che sia, offerta con gioia e semplicità.

Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19. Nel contesto di grande incertezza sul domani, ricordandoci della parola rivolta da Dio al suo Servo: «Non temere, perché ti ho riscattato» (Is 43,1), offriamo con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio.

«Solo con uno sguardo il cui orizzonte sia trasformato dalla carità, che lo porta a cogliere la dignità dell’altro, i poveri sono riconosciuti e apprezzati nella loro immensa dignità, rispettati nel loro stile proprio e nella loro cultura, e pertanto veramente integrati nella società» (FT, 187).

Cari fratelli e sorelle,ogni tappa della vita è un tempo per credere, sperare e amare. Questo appello a vivere la Quaresima come percorso di conversione, preghiera e condivisione dei nostri beni, ci aiuti a rivisitare, nella nostra memoria comunitaria e personale, la fede che viene da Cristo vivo, la speranza animata dal soffio dello Spirito e l’amore la cui fonte inesauribile è il cuore misericordioso del Padre.

Maria, Madre del Salvatore, fedele ai piedi della croce e nel cuore della Chiesa, ci sostenga con la sua premurosa presenza, e la benedizione del Risorto ci accompagni nel cammino verso la luce pasquale.

Roma, San Giovanni in Laterano, 11 novembre 2020, memoria di San Martino di Tours

Francesco

SALMI delle SALITE

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SALMI delle SALITE – dal 120 al 122
SALMI delle SALITE – dal 123 al 127

I salmi delle salite sono un gruppetto di salmi che nella raccolta del libro dei Salmi vanno dal 120 fino al 134. Prima di passare a commentarli cerchiamo di fare una breve introduzione ad essi.

Certo, i salmi soprattutto, non sono un libro che può essere studiato e meditato senza viverlo con la vita e la preghiera personale e comunitaria, ma per cominciare dobbiamo per forza fare una qualche introduzione didattica. Speriamo molto sintetica e produttiva, sicuramente molto breve.

Quello che è importante è andare al di là di queste brevi introduzioni e presentazioni dei salmi e fare un lavoro personale. Non bisogna disabituarsi alla lettura, allo studio, alla preghiera personale con la Bibbia in mano, a non fermarsi ad ascoltare semplicemente me che cerco di spiegare poche cose.

Se volete accettate qualche consiglio per non limitarvi al semplice ascolto di quello che io vi dico.

Voi oltre a quello che sentite da me, fate così: prendete in mano la vostra bibbia, riprendete in mano il salmo che abbiamo commentato (per quanto riguarda i salmi delle salite poi, sono tutti molto brevi). Rileggetelo e lavorate un po’ per conto vostro sul testo di quel salmo.

Poi tenete presenti questi brevi punti di lettera:

  1. Cercate di capire che i salmi sono prima di tutto, da un punto di vista letterario, poesie.

Prendete il salmo come una poesia. Noi non siamo più abituati a leggere poesie (ahimè!), fate un po’ la prova: quante poesie conoscete a memoria…  Allora: il salmo è prima di tutto una poesia, allora provate a leggerlo come tale. Le poesie hanno una loro struttura poetica. Hanno dei simboli (la poesia si basa molto sui simboli), sulla sonorità, sull’andamento che ci evoca nella testa e soprattutto nel cuore.

Quindi per ogni salmo chiediamoci: cosa mi evoca questo salmo nel cuore, nella mia immaginazione, soprattutto attraverso la sua struttura, attraverso i suoi simboli. Immaginate il simbolo della città di Gerusalemme, il simbolo dei monti, il simbolo degli occhi (alzo gli occhi verso i monti, per fare un esempio di un salmo delle salite). Il simbolo dell’attesa (più che le sentinelle l’aurora Israele attenda il Signore). Il simbolo dei torrenti del Negheb, per giocare un po’ sui simboli ricorrenti in questi salmi.

Che cosa evocano questi simboli: io sono in braccio al Signore come un bambino svezzato in braccio a sua madre. Quindi prima di tutto lasciatevi trasportare dalla poesia dei salmi, giocate un po’ su questo.

  • Poi i Salmi sono da un altro punto di vista: preghiere. Preghiera in forma di poesia.

Se sono preghiere sono dialoghi con Dio. Ora, interessante, sono preghiere contenute nella Bibbia. Se la Bibbia per noi credenti è parola di Dio, sono dunque quelle preghiere che Dio vuole che io gli rivolga. Dunque sono preghiere per eccellenza, più ancora delle preghiere devozionali, più o meno belle, che io ho imparato a memoria, magari quando ero bambino. Sono preghiere legittime. Ma i salmi sono quelle preghiere che Dio vuole sentirsi rivolgere.

E dunque, cerchiamo di riflettere su che cosa mi dice quel salmo in riferimento a Dio. Che tipo di preghiera è quel salmo, un lamento, una lode, un ringraziamento. Evoca sentimenti di gioia, di tristezza, di lamento. Che tipo di volto di Dio quel salmo mi rivela. A quale dialogo con Dio il salmo mi conduce. Quindi poesie e preghiere.

  • E poi ancora: si tratta di far proprio quel salmo, di calarlo nella propria vita, nel contesto della propria situazione e soprattutto nel tempo presente. Attraverso una fede intesa come cammino da percorrere.

Questo tempo, oggi siamo in un periodo di pandemia, è un tempo estremamente difficile. Un tempo che ci interroga in maniera molto forte.

Le grandi domande sul senso della vita, sul senso della morte, sulla figura di Dio. Questi salmi potrebbero darci un aiuto a rispondere a queste domande.

I salmi delle salite (salmi che i pellegrini ebrei cantavano andando verso Gerusalemme), ci presentano inoltre, la fede come un cammino. Come un pellegrinaggio verso un luogo, una metà. Gerusalemme come luogo fisico, ma anche come luogo simbolico.

Dunque una fede non come una certezza, non come un dogma da seguire, non come una rivelazione celeste che viene da qualche divinità o da qualche realtà del cielo. La fede non come un dogma, non come un rito da celebrare, ma come ricerca, come cammino da percorrere.

La fede come un punto verso il quale camminare. La fede come un cammino fatto di difficoltà, esterne e interne. Esterne, vedremo ci sono i nemici, ci sono le difficoltà della vita. Interne, c’è il mio peccato, c’è la mia situazione di angoscia. In questo tempo di pandemia c’è molto di più. C’è un virus che ci attanaglia, ci sono le nostre paure, ci sono tutti i problemi che la situazione di pandemia sta mettendo fuori.

Ma oltre a momenti di difficoltà in questo cammino ci sono anche momenti di gioia, momenti di serenità, momenti di speranza, di attesa. Ma soprattutto è un cammino che il pellegrino fa con molta determinazione, ma con molta fiducia. È la fiducia alla fine che caratterizza questi salmi. La fiducia in una presenza, che è la presenza del Signore.

Chi prende in mano questi salmi scopre che, nonostante tutto, se io mi metto a camminare, nel cammino scopro che qualcuno c’è. Che in questa meta qualcuno mi aspetta e qualcuno cammina insieme a me.

Dunque, recitare, pregare, studiare, avere questi salmi in mano significa, riscoprire una presenza e il senso di una meta.

Provate a leggerli, a pregarli, a viverli in questo modo. Vedrete che anche questa è un’avventura.

Questo è il consiglio che io vi do. Non ascoltare semplicemente in modo passivo il mio commento, che può piacervi o può anche risultarvi antipatico, ma usare questo commento come punto di partenza per un vostro personale lavoro su quel salmo.

Riprendere poi il testo del salmo, viverlo come poesia, che evoca simboli, sensazioni, emozioni, e poi, come preghiera, che evoca dunque, un possibile percorso, un dialogo con Dio. Calarlo poi, nella propria vita in questa situazione così particolare, e chiedersi come attraverso questi 15 salmi, posso anch’io compiere un percorso di quindici gradini, incontro a questo Signore, che per questi salmi è una presenza assolutamente reale.

Buon cammino con i salmi delle salite.